Da anni è in vigore un sistema di costi sulle emissioni di gas serra di specifici settori, il cosiddetto ETS (Emission Trading Scheme).
A partire dal 2028, nell’Unione Europea tale sistema verrà esteso anche al consumo di combustibili negli edifici e di carburanti nel trasporto stradale, prendendo il nome di ETS2.
L’estensione verrà anticipata da misure a vantaggio delle fasce di popolazione più vulnerabili, per mitigare i potenziali impatti del nuovo sistema su famiglie e piccole imprese.
Ciò avverrà in ogni Paese europeo tramite la promulgazione di uno specifico Piano Sociale per il Clima, che disporrà di specifiche risorse economiche (il 75% erogate dalla UE, il restante dal singolo Paese). Per l’Italia (cfr. https://www.mase.gov.it/portale/piano-sociale-per-il-clima) si tratta di 9,346 miliardi euro, distribuite sulle seguenti categorie:
- riqualificazione energetica degli edifici
- mobilità sostenibile
- sostegno temporaneo al reddito
- assistenza tecnica
Di seguito formuliamo alcune osservazioni al primo e all’ultimo punto.

Sul primo punto, la bozza italiana di Piano Sociale per il Clima assegna 1,95 miliardi di euro per riqualificare (grazie ad un contributo pari al 65% dei costi) edifici residenziali pubblici. L’intento è di riqualificare, tra il 2027 e il 2032, circa 220.000 alloggi (15,6 milioni di metri quadrati), con priorità quelli più energivori (classi F e G di efficienza energetica).
Con i medesimi criteri, la bozza assegna anche 1,25 miliardi di euro per riqualificare energeticamente gli immobili di proprietà di micro-imprese vulnerabili.
Leggendo la presentazione di sintesi del Piano si scopre però che gli interventi integrati, tra i quali quelli che prevedono l’utilizzo del “cappotto termico” sono esclusi dagli interventi incentivabili.
Allo stato attuale non sappiamo se la volontà sia quella di escludere proprio e solo il cappotto termico o se “cappotto termico” sia una espressione utilizzata per indicare genericamente la coibentazione della facciata o, ancora più in generale, ogni tecnologia di coibentazione della parte opaca dell’involucro (che pertanto sarebbero tutte escluse dagli incentivi).
In entrambi i casi, sembrerebbe che la motivazione sia dovuta all’elevato costo dell’intervento di coibentazione della facciata, e che pertanto il Governo abbia deciso di privilegiare altre tipologie di interventi, meno costosi, ma meno efficaci (consentono un minor risparmio di energia) e meno efficienti (a parità di costo, consentono un risparmio inferiore) della coibentazione dell’involucro opaco.

In altri termini, la priorità sembra sia quella di raggiungere il maggior numero di famiglie, e non quella di ottimizzare (né dal punto di vista tecnico, né dal punto di vista economico) le risorse del Piano.
Abbiamo sempre sostenuto che gli edifici devono essere riqualificati tramite interventi integrati e non semplici sostituzioni (generatore di calore, finestra, ecc.) e/o installazioni ex-novo (fonti rinnovabili). La bozza di Piano, invece, prevede di incentivare proprio queste tipologie di interventi. Il risultato? Il risparmio energetico che si otterrà non sarà elevato e sarà ottenuto non in modo economicamente efficiente.
I dati consolidati mostrano che infatti che solo gli interventi più estesi (e non le semplici sostituzioni tecnologiche) sono efficaci ed efficienti.
Paradossalmente, potremmo anche affermare che è corretto che solo gli interventi più semplici siano destinatari dei fondi del Piano, ma solo qualora siano in previsione altri interventi, specifici e dedicati solo agli interventi integrati (i dati dell’ecobonus mostrano infatti che un incentivo indifferenziato non riesce a stimolare tali interventi).
Così non sembra, ma siamo fiduciosi che, con il recepimento della EPBD IV e l’approvazione del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, saranno finalmente introdotte misure (incentivi e non solo) che finalmente siano in grado di stimolare la realizzazione di interventi integrati.
Come sempre, siamo disponibili a fornire suggerimenti ed indicazioni, come già fatto in passato (quando abbiamo contributo alla definizione del cosiddetto “ecobonus condomini”).

C’è un secondo punto della bozza che ci preme portare all’attenzione, quello relativo all’assistenza tecnica, per la quale la bozza assegna 85 milioni di euro, 50 dei quali per la creazione di una rete di sportelli provinciali per la povertà energetica.
Il ruolo di questi sportelli sarà quello di dare informazione ed assistenza su efficienza energetica, con formazione dedicata agli operatori della Pubblica Amministrazione e supporto integrato su vulnerabilità energetica e dei trasporti.
A prima vista, gli sportelli previsti dalla bozza del Piano Sociale per il Clima sembrano pensati per essere esclusivamente funzionali agli incentivi previsti dal Piano stesso.
Se così fosse, rappresenterebbero una grande occasione persa perché l’Italia deve ancora realizzare una rete capillare di One-Stop Shop, gli sportelli unici integrati che fungeranno da punto di incontro tra domanda ed offerta del mercato della riqualificazione.
Gli One-Stop Stop non dovrebbero infatti essere strutturati come semplici sportelli informativi perché non dovrebbero solo fornire informazioni di natura tecnica, amministrativa, economica e fiscale, ma accompagnare il cittadino nell’intera “customer journey”, aiutandoli a scegliere gli operatori ai quali rivolgersi. Per essere in grado di fare ciò, è necessario preventivamente qualificare il mondo dell’offerta (gli operatori) della riqualificazione e, auspicabilmente coinvolgere anche il mondo finanziario per aiutare i cittadini a coprire la quota parte dei costi non coperti dagli incentivi.
Gli One-Stop Shop possono svolgere anche altre funzioni (ad esempio quelle di controllo e sorveglianza), ma ci sembra che quanto sopra sia il minimo.
Tutto ciò non è presente nella descrizione della misura e, sebbene sia ivi riportato che “l’azione si pone in stretta sinergia con la Direttiva EPBD IV”, non si vede come ciò sia possibile, anche perché l’EPBD chiede di realizzare riqualificazioni profonde, che invece sono escluse dagli interventi incentivati dal Piano.
C’è un ulteriore motivo per il quale prevediamo scarso successo per gli sportelli previsti dal Piano: non è previsto alcun ruolo per il mondo dell’offerta, né nella definizione degli sportelli, né nella loro gestione. Questo è assolutamente coerente con l’ipotesi in cui gli sportelli siano meramente informativi, ma per realizzare One-Stop Shop funzionanti (ovvero che realmente facciano incontrare domanda ed offerta), il lato dell’offerta deve essere coinvolto.
Il compito richiesto dall’EPBD non è semplice e le risorse a disposizione sono limitate; è pertanto auspicabile che vi sia un’ottimizzazione delle risorse e si faccia sistema, anche tra pubblico ed operatori privati.
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