Osservazioni alla SEN2017

SEN2017

 

Renovate Italy ha risposto all’appello del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente, redigendo ed inviando osservazioni alla SEN2017.

Le osservazioni riguardano l’efficienza energetica degli edifici, tema forse da specialisti ma di importanza tale (gli edifici sono responsabili del consumo di circa il 40% di tutta l’energia) che avrebbe meritato maggiore spazio nella Strategia Energetica Nazionale.

[Clicca qui per scaricare l'intero documento di osservazioni alla SEN2017 inviate ai Ministeri]

L’efficienza energetica in edilizia è infatti di stretta pertinenza del settore delle costruzioni e, come tale, impiega in Italia circa 900.000 occupati. Questi numeri sono decisamente impressionati (soprattutto se confrontati con quelli di altri settori legati all’energia) e sono ottenuti con una attività decisamente modesta rispetto al potenziale; i dati relativi all’ecobonus mostrano infatti che ogni anno si riqualifica meno dello 0,1% delle superfici di involucro opaco dello stock edilizio.

L’importanza e la necessità della riqualificazione degli edifici esistenti deriva dai benefici multipli (economici, sociali, ambientali, di comfort e qualità dell’aria indoor) a vantaggio dei cittadini, delle famiglie, della società intera, tanto che l’efficienza energetica potrebbe diventare la “principale fonte di energia” per l’intera economia italiana ed europea. La SEN2017 non da molto spazio a tali considerazioni, altrimenti sarebbe giunta alla conclusione che stimolare gli interventi di riqualificazione è un investimento positivo anche per le finanze pubbliche. Come tale, dovrebbero essere stimolati a dovere.

La SEN2017 preannuncia una revisione dell’ecobonus a favore degli interventi con migliore efficacia ed efficienza. L’intenzione è ottima e dovrebbe finalmente favorire gli interventi più profondi (nel senso di più estesi ed integrati), che dai report annuali dell’ENEA sull’ecobonus risultano essere proprio quelli che rispondono a questa esigenza di ottimizzazione.

Ecobonus efficacia efficienza

Abbiamo dunque proposto l’estensione dell’ecobonus condomini a tutte le tipologie di edifici, di contribuenti e di tecnologie per l’efficienza energetica, seguendo una corretta implementazione. Gli interventi sull’involucro non sono solo quelli più efficaci ed efficienti, ma sono anche quelli che dovrebbero essere effettuati temporalmente prima di tutti gli altri, al fine di:

  • diminuire il fabbisogno di energia dell’edificio;
  • diminuire la potenza che l’impianto termico deve fornire;
  • diminuire i relativi costi di installazione e manutenzione.

Ricomprendere tutti gli interventi nell’ecobonus condomini non è comunque sufficiente; l’incentivo non riesce a dispiegare pienamente le proprie potenzialità a causa di decisioni ideologiche prese anni fa e sempre confermate. L’esempio più eclatante è quello di escludere dall’incentivo gli interventi di ristrutturazione + ampliamento perchè questi ultimi sono classificati “nuova costruzione”, mentre in realtà sono interventi sugli edifici esistenti che generano i medesimi effetti positivi (anche in termini di lotta al consumo di suolo) di quelli incentivati.

Siamo fortemente contrari al concetto di trasferire ai venditori di energia la responsabilità sulla riduzione dello spreco energetico negli edifici, mediante “l’introduzione di un regime obbligatorio di risparmio in capo ai venditori dell’energia”. I responsabili della riduzione dei consumi devono essere i proprietari o i gestori dell’intero immobile; solo questi infatti possono avere una visione complessiva dello stato dell’edificio che porta a identificare le finestre di opportunità per una riqualificazione profonda, anche realizzata per diverse fasi. Il venditore di energia, infatti, tenderà a proporre interventi limitati al suo ambito di intervento (impianti termici, sistemi di distribuzione del calore), a basso costo e a basso impatto in termini di risparmio.

Sottolineiamo la necessità che gli strumenti di valutazione economica degli interventi non si basino sul tempo di rientro (che porta ad atteggiamenti speculativi, nemici dell’efficienza energetica che eroga benefici su un periodo temporale di decenni) ma al CER (Costo dell’Energia Risparmiata), come già ENEA e GSE hanno iniziato a proporre per le riqualificazioni degli edifici della Pubblica Amministrazione.

La SEN2017 riconosce l’importanza di abbattere le barriere informative e comunicative. La principale di queste è sicuramente la certificazione energetica nella sua forma attuale, che secondo molti operatori del mercato “non serve ad orientare le scelte di chi compra o vende un immobile“. E’ necessario un maggiore coinvolgimento del concetto di NZEB e delle sue ricadute: la classificazione dovrebbe essere rivista per contemplare, separatamente, le prestazioni energetiche delle tre macro-aree tecnologiche dell’edificio:

  • involucro
  • impianto termico
  • fonti rinnovabili

ognuna delle quali dovrebbe disporre di uno specifico indicatore, la cui unione comporrà la nuova classificazione energetica.

L’APE dovrebbe diventare un building renovation passport ovvero uno strumento dinamico e informatico, che registrerà tutti i lavori realizzati, piani e progetti di miglioramento nel tempo, e possono essere trasmessi da proprietario a proprietario.

Anche gli attuali obblighi di legge (DM 26 giugno 2015 “Requisiti minimi“) si sono rivelati più un ostacolo che un aiuto alle riqualificazioni. E’ infatti illusorio ritenere che l’introduzione di limiti più severi automaticamente porterà ad una maggiore efficienza energetica. Al contrario, l’esistenza di limiti eccessivamente severi può portare alla rinuncia all’intervento di riqualificazione.

La SEN2017 cita le “riqualificazioni profonde” senza darne definizione; lo facciamo dunque noi: una deep renovation è un intervento che incide sulle tre macro-aree tecnologiche (involucro, impianti, rinnovabili); in altri termini, è quell’insieme di interventi che portano l’edificio ad un livello (quasi) NZEB.

Una deep renovation può essere ottenuta anche con interventi singoli, che realizzano una “riqualificazione per fasi” (staged deep renovation). La stessa Direttiva 2010/31/UE ricorda la necessità di stimolare anche le riqualificazioni per fasi, in modo che il risparmio energetico sia ottenuto non solo con un unico, risolutore, intervento, ma anche con una serie di interventi più piccoli. Questi, sebbene realizzati in tempi diversi e limitati a determinate tecnologie, considerati nel loro insieme consentono di raggiungere un elevato livello di efficienza energetica.

Questi interventi si sono sempre effettuati, ma solo parzialmente e nell’ordine errato. Prima di tutto si dovrebbe coibentare l’involucro, e solo successivamente intervenire sull’impianto termico.

Invece, gli interventi sull’impianto termico continuano ad essere realizzati nella quasi totale assenza di stimolo a considerare tale intervento impiantistico come una “finestra di opportunità” (trigger point) per migliorare anche altri elementi dell’edificio.

I trigger point (o “finestre di opportunità”) sono momenti chiave nella vita di un edificio nei quali è più semplice (tecnicamente ed economicamente) realizzare interventi di riqualificazione.

L’individuazione dei trigger point consentirebbe l’introduzione di obblighi più sensati, dal punto di vista sia tecnologico, sia economico; a titolo di esempio, ogni qualvolta si intervenisse su una parte dell’edificio, questa dovrebbe essere obbligatoriamente migliorata per raggiungere il possibile livello di efficienza energetica (e non solo, dal momento che un edificio deve soddisfare una pluralità di bisogni, solo alcuni dei quali sono legati all’energia).

Riteniamo irrinunciabile un maggiore coinvolgimento delle amministrazioni locali, il cui ruolo è al momento marginale e le loro azioni virtuose risultano in realtà mortificate.

Stante l’importanza della riqualificazione dello stock edilizio, è forse arrivato il momento di pensare alla creazione di agenzie locali che assumano il compito di facilitatori, super- visionando le pratiche ed occupandosi dei controlli, in modo da:

  • permettere una stretta aderenza degli interventi a quanto richiesto dalla legislazione;
  • evitare (grazie all’interlocuzione preventiva) inutili contenziosi ex-post;
  • rassicurare i finanziatori che l’intervento genererà l’atteso risparmio in bolletta.

Infine, dal momento che lo stock edilizio è ben lontano dall’essere sostenibile (non fornisce adeguata protezione dal freddo, dal caldo, dal rumore, dal fuoco, dal sisma), è necessario che gli strumenti obbligatori ed incentivanti per l’efficienza energetica non siano di ostacolo ad una riqualificazione che consideri tutti gli aspetti della sostenibilità, non la sola efficienza energetica (nell’ottica di non perdere l’opportunità: se non si interviene alla prima occasione, bisognerà aspettare decenni affinchè se ne presenti un’altra).

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