Aggiornamento del Conto Termico. Osservazioni sul decreto

MIse-2Il decreto interministeriale 16 febbraio 2016 “Aggiornamento Conto termico” entrerà in vigore 90 giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale

Si tratta senza dubbio di un notevole passo in avanti rispetto a un provvedimento che è stato tra i più inutili e che, a buona ragione, è stato anche aspramente criticato. Notevoli sono i profili di miglioramento introdotti, già evidenziati da alcuni commenti apparsi sulla stampa specializzata.

Con il documento allegato intendiamo fornire un’analisi critica per un più profondo inquadramento delle potenzialità e dei limiti di questa importante misura di incentivazione, con particolare attenzione alla sua capacità di agevolare la realizzazione di interventi di riqualificazione profonda degli edifici, e una serie di spunti per un suo ulteriore miglioramento.

Di seguito, per brevità, si riporta l’executive summary delle osservazioni al decreto interministeriale..

Le innovazioni significative riguardano esclusivamente le amministrazioni pubbliche, mentre per i soggetti privati quasi nulla cambia.

I nuovi massimali per gli interventi di miglioramento dell’involucro e l’introduzione di incentivi specifici per le riqualificazioni energetiche profonde (trasformazione degli edifici in NZEB) stimolano una nuova classe di interventi su edifici di taglia piccola e media.

Tuttavia, una rimodulazione dei massimali in funzione dell’intensità del contributo applicabile potrebbe migliorare la capacità di stimolo per gli interventi integrati anche su edifici di maggiori dimensioni.

La nuova procedura di prenotazione degli incentivi, riservata alle amministrazioni pubbliche, rende ora meno problematico l’avvio delle procedure di scelta dei contraenti. Qualche dubbio tuttavia è stato manifestato in merito alla possibilità di impegnare le amministrazioni con il solo atto di conferma della prenotazione rilasciato dal GSE.

Non sembra sufficientemente chiarita la tempistica di erogazione del saldo e, soprattutto, non trova riscontro la possibilità, annunciata dal MISE, di erogare il contributo in funzione dell’avanzamento dei lavori.

Non si condividono alcune delle condizioni che consentono alle amministrazioni pubbliche di accedere alla procedura di prenotazione, che non consentono di massimizzare l’efficacia della misura di incentivazione e sottraggono risorse a progetti meritevoli, a vantaggio di progetti che potrebbero non averne uno stretta necessità.

E’ stato rimosso, per le sole amministrazioni pubbliche, il divieto di cumulo con altre sovvenzioni, anche statali. Questa innovazione potrà dare un impulso significativo alla diffusione degli interventi di deep renovation degli edifici. Si deve auspicare che questa facoltà sia esplicitamente concessa anche agli istituti che gestiscono l’edilizia residenziale sociale (ex IACP), che svolgono, in condizioni economiche e finanziarie spesso disastrose, un’attività meritevole di tutela e sostegno.

Stante la parzialità dell’incentivo rispetto all’intero investimento necessario e l’esigenza di integrarlo con altre risorse finanziarie, è opportuna un’attività di armonizzazione tra le regole del Nuovo Conto termico e quelle dei bandi regionali per l’accesso ai fondi strutturali europei. Sarebbe anche utile consentire agli Enti locali il libero accesso ai finanziamenti, anche in deroga ai vincoli di stabilità interna, in attesa di ricevere le risorse statali.

Qualche perplessità è generata dai termini di assegnazione e consegna dei lavori, che nel caso degli interventi impegnativi di trasformazione in NZEB potrebbero non essere sufficienti, in ragione della complessità delle procedure di attivazione delle operazioni in partenariato pubblico-privato.

Non si ritengono giustificate le differenze tra le soglie tecniche di accesso agli incentivi e quelle obbligatorie introdotte dal decreto “Requisiti minimi”, che riguardano sia i valori sia le modalità di calcolo. L’armonizzazione andrebbe a vantaggio della semplicità.

A differenza delle singole sostituzioni tecnologiche, che di norma sono effettuate a guasto e per le quali ha un senso rendere più severo l’accesso all’incentivo, gli interventi sull’involucro e quelli coordinati su involucro e impianti generalmente non sono realizzati per necessità, ma per scelta volontaria. Viene dunque meno l’importanza di differenziare la soglia tecnica per l’incentivo da quella obbligatoria, poiché il comportamento virtuoso è già implicito nella scelta di realizzare l’intervento.

Il miglioramento dell’indice di prestazione, previsto per il caso di intervento su immobili iscritti al Catasto prima del 29 ottobre 1993, dovrebbe essere consentito solo nei casi in cui le caratteristiche dell’involucro fossero incompatibili con il raggiungimento dei severi limiti di trasmittanza, in particolare, nei casi di edilizia storica, per evitare di indurre a rinunciare a priori alla massima riduzione del fabbisogno di energia anche quando questa sia tecnicamente ed economicamente fattibile.

Un aspetto che non può sottrarsi a forte critica è il mantenimento, nel Nuovo Conto termico, della ripartizione dello stanziamento annuo già prevista nella vecchia formulazione: 200 milioni di euro per la P.A. (di cui non più di 100 riservati al meccanismo della prenotazione) e 700 milioni per i privati.

Nulla di significativo è cambiato per i privati e di conseguenza non ci sono motivi di ritenere che per loro l’appeal del nuovo meccanismo sia migliorato. Quindi, come in passato, si può ipotizzare che la grandissima parte delle risorse riservate ai privati non sarà utilizzata (nei primi tre anni sono stati impegnati incentivi per il 2% della dotazione disponibile).

Per rendere di gran lunga più efficace il Nuovo Conto termico, senza alcun aggravio per il bilancio dello Stato, sarebbe sufficiente invertire i due impegni di spesa annua.

Una delle principali barriere alla trasformazione degli edifici in NZEB è la scarsa differenziazione tra gli incentivi a essi dedicati e quelli riservati agli interventi minori e parziali. Per questo motivo, invece che intraprendere interventi globali, quasi sempre si ripiega su interventi parziali, meno efficienti ed efficaci ma meno impegnativi in termini di investimento.

Anche il Nuovo Conto termico non si sottrae completamente a questa critica. Affinché lo stimolo a intervenire radicalmente sia realmente efficace occorre che, quando si ravvisa la necessità di intervenire su una macro-area tecnologica (involucro, impianto termico, rinnovabili), l’incentivo sia strutturato in modo tale da convincere a intervenire anche sulle restanti macro-aree, nell’ordine temporale corretto.

Queste considerazioni riguardano sia gli immobili delle amministrazioni pubbliche sia quelli privati.

Le trasformazioni in NZEB e gli interventi di miglioramento complessivo degli involucri (opachi e trasparenti) sono realizzati raramente (quasi mai) sugli edifici privati, sebbene possano usufruire dell’ecobonus, a causa dell’elevata intensità degli investimenti necessari, della diluizione decennale dell’incentivo e dei problemi legati all’incapienza fiscale.

Per abbattere questa barriera è necessario disporre di un incentivo che, proprio come il Nuovo Conto termico, sia bancabile e non dipenda dalla condizione fiscale.

L’estensione ai privati di possibilità simili a quelle concesse alle amministrazioni pubbliche potrebbe stimolare la trasformazione degli edifici in NZEB, in linea con quanto auspicato dal documento strategico governativo PANZEB.

Clicca qui per scaricare il documento completo delle osservazioni.

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