Questionario elezioni UE – dichiarazioni dei candidati

Nelle scorse settimane abbiamo contattato i candidati italiani alle elezioni per il Parlamento UE per sondare cosa ne pensano sulle riqualificazioni edilizie. A tale scopo abbiamo sottoposto loro un questionario composto da 15 domande.

I risultati sono contenuti in questo articolo. In aggiunta a ciò, abbiamo chiesto ai candidati anche di esprimere un proprio pensiero sul tema.

Per ogni forza politica abbiamo infine chiesto ad un candidato di inviarci le proprie considerazioni via video.

Di seguito quanto abbiamo ricevuto.

Valentino Grant (Lega)

La Sostenibilità insieme alla digitalizzazione sono i due pilastri per la ripartenza dell’economia europea. Resta inteso che la sostenibilità deve essere pragmatica e non ideologica.

Pietro Fiocchi (FdI)

Ricordiamoci del Radon e delle misure di messa in sicurezza degli edifici in maniera giusta. ricordiamoci anche dei finanziamenti per le misurazioni. Ricordiamoci anche di avere un supporto regionale per portare a casa eventuali fondi.

Ugo Biggeri (M5S)

Occorre fare in modo che le misure di sostegno economico arrivino in modo proporzionalmente maggiore alle persone con redditi più bassi e alle abitazioni popolari.

Patrizia Toia (PD)

Michele Cossa (FI)

Le azioni dell’UE sono di grande importanza. Ma rischiano di essere di modesto impatto se non si trovano i necessari accordi per aggredire il problema a livello globale.

Dario Tamburrano (M5S)

Gli ambiziosi target del Green Deal, in questo caso specifico la Renovation Wave, non possono essere efficaci ed equi socialmente senza un parimenti coraggioso New Deal di tipo economico finanziario. Sono necessarie iniziative dedicate come l’emissione di eurobond dedicati alla riqualificazione energetica-ambientale, l’utilizzo di crediti fiscali normati a livello UE sul modello adottato dall’Inflation Reduction Act statunitense. Gli interventi di riqualificazione energetica finanziati con soldi pubblici dovrebbero essere esclusi integralmente o parzialmente dalla contabilizzazione del debito comune o degli Stati Membri, in quanto non sono spese, ma investimenti il cui ritorno è garantito dalle leggi della termodinamica, e contribuiscono a ridurre numerose e importanti esternalità come la spesa sanitaria, la dipendenza geopolitica (e quindi i costi dei conflitti bellici) e i danni a persone, manufatti e infrastrutture conseguenti al cambiamento climatico. La riqualificazione energetico-ambientale del singolo edificio deve includere anche gli impatti sul consumo di acqua e della salubrità interna degli edifici ed essere inserita – laddove sia possibile – in una programmazione di interventi sistemici da parte delle autorità locali di ripristino e miglioramento dell’ecosistema naturale e del distretto antropico-urbanistico circostante come, ad esempio:

a) l’uso del verde e di schermature per ridurre gli effetti delle ondate di calore;

b) la resilienza del reticolo idrogeologico locale (deflusso delle precipitazioni e/o accumuli idrici;

c) interventi urbanistici e di mobilità che possano favorire la mobilità dolce ed emissioni prossime allo zero come aree 30, pedonalizzazioni, etc.;

d) incremento della produzione locale di energia rinnovabili tramite comunità energetiche ed iniziative di energy sharing e di innovazione sociale (cultura dell’autoconsumo) con un contestuale rafforzamento delle reti di distribuzione elettrica e dello storage energetico distribuito – sia singolo che di comunità;

e) recupero locale energetico e della materia dei rifiuti organici e delle acque reflue (compostaggio aerobico ed anaerobico con micro impianti di comunità);

f) riqualificazione dei cosiddetti “vuoti urbani” al fine incrementare la produzione e resilienza alimentare locale riducendo le emissioni da trasporto e gli impatti dalle manifestazioni climatiche estreme, sia con orti collettivi outdoor che con serre idroponiche protette a ciclo chiuso e gestione ottimizzata degli input di materia ed energia.

Nella valutazione tecnico economica degli interventi, anche al fine di evitare la delocalizzazione delle emissioni, va rafforzato l’impiego della metodologia LCA, valutata l’energia grigia dei materiali e dei processi usati nella riqualificazione (Energy Saved over Energy Invested), non solo lungo tutta la filiera della riqualificazione, ma anche tenendo in conto il ciclo di vita completo dell’edificio fino alla sua eventuale demolizione (recupero di materia, energia grigia, riciclo e riuso di manufatti e componenti). Le tipologie dei materiali utilizzati per migliorare le prestazioni energetiche dell’involucro (cappotto) vanno adattate in base all’area climatica specifica nella quale l’intervento è effettuato, tenendo in considerazione il trend dell’aumento delle temperature medie – il che implica una maggiore attenzione alle prestazioni in clima torrido. Infine, affinché il calcolo della efficacia prevista degli interventi per la riduzione delle emissioni e delle prestazioni energetiche sia rispettato, ogni riqualificazione deve essere accompagnata ad un piano di mantenimento e verifica da parte di terzi delle prestazioni energetico-ambientali nel tempo.

Caterina Avanza (Azione)

Per ogni obiettivo e misura servono studi di impatto e di fattibilità in modo da costruire calendari realistici e fondi che supportino lo sforzo. Le politiche europee sono state molto ideologiche e hanno prodotto obiettivi e calendari irrealizzabili e senza fondi per l’implementazione. Io condivido l’urgenza espressa attraverso il green deal e casa green ma il metodo utilizzato è sbagliato e irrealizzabile.

Giuseppe Zollino (Azione)

A prescindere dalla fonte di finanziamento e dal livello dell’incentivazione, l’intervento di miglioramento delle prestazioni energetiche dell’edificio deve rispettare il principio dell’efficienza dal punto di vista dei costi, cioè il costo dell’intervento dev’essere ripagato dai risparmi in bolletta attualizzati. Inoltre obiettivi obbligatori con scadenze fissate a priori, come quelli previsti dall’attuale direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici, non rappresentano la scelta ottimale in termini di lotta ai cambiamenti climatici. Infatti, portare a zero emissioni entro il 2050 l’intero stock degli edifici europei (come richiede la direttiva) violerebbe il principio dell’efficienza dal punto di vista dei costi e potrebbe comportare costi superiori rispetto a procedere all’efficientamento solo quando quel principio è rispettato e produrre senza emissioni l’energia necessaria agli altri edifici.

Cristina Bibolotti (Azione)

Quello dell’efficientamento energetico degli immobili è una priorità che può trovare soluzione con un investimento serio nelle nuove tecnologie green che quindi devono essere supportate e incentivate.

Vincenzo Camporini (Azione)

Bisogna rispettare sempre un principio di bilanciamento dei costi, anche a prescindere dalle modalità di finanziamento, sulle quali bisogna comunque riflettere attentamente. In generale le direttive devono comunque avere un sufficiente margine di flessibilità per tenere conto delle situazioni dei singoli Stati membri e delle singole realtà regionali all’interno degli Stati membri.
E’ necessaria prudenza anche sulle scadenze temporali: non si può trascurare il fondamentale fattore della fattibilità politica di qualsiasi provvedimento, il che rende anche imprescindibile un’attenta gestione della comunicazione, al fine di scongiurare fenomeni di rigetto, non solo sul tema specifico, ma anche su tutto il progetto europeo.

Marco Taradash (Stati Uniti d’Europa)

Non buttare i soldi come col Superbonus.

Brigitte Foppa (AVS)

La questione è importantissima per la svolta climatica e agire a livello europeo, nazionale e regionale è necessario.

Andrea Cegna (AVS)

Bisogna ripensare il piano di produzione/investimento. Certamente gli edifici devono essere resi meno inquinanti, questo però deve essere permesso a tutte e tutti, i finanziamenti devono quindi partire dal pubblico e poi aiutare le classi più deboli, imponendo ai grandi fondi di investimenti proprietari di immobili di efficentare il loro patrimonio a loro spese e senza intaccare i costi per chi affitta casa.

Simone Verni (M5S)

Occorre rafforzare il Green deal e sostenerlo con risorse comunitarie

Giovanni Mori (AVS)

Antonio Decaro (PD)

Rafforzare le politiche per l’attivazione delle comunità energetiche.

Pasquale Tridico (M5S)

Una direttiva comune in questa materia necessita di un fondo europeo per l’efficientamento.

Clara Marta (FI)

Una politica non vittima della ideologia.
Siamo tutti d’accordo per la salvaguardia dell’ambiente, ma non possiamo permettere che chiudano aziende europee.
La transizione per raggiungere obiettivi concreti deve essere sostenibile e sostenuta da una politica europea che, valutando le realtà esistenti, formule strategie mirate ad accompagnare le comunità di ogni diverso ambito sociale e produttivo verso la società green possibile.

Stefano Dall’Agata (AVS)

Serve agire su tutti i campi d’intervento, dalla riduzione della dispersione alla produzione di energia da fonti rinnovabili alla maggiore efficienza dei sistemi.

Gianfranco Damiani (Azione)

A mio avviso l’intervento di revisione edilizia, sugli edifici pubblici e privati, dovrebbe essere anticipato, e poi accompagnato, dalla realizzazione di una rete di rilevamento continuo sullo stato energetico e climatico dei vari edifici (riscaldamento, raffrescamento, recupero acque grigie, inquinamento da micro polveri, isolamento acustico, ……. ). Il rilevamento del valore di questi dati (tramite sensori o forniti direttamente dagli elettrodomestici/apparati) dovrà essere mandatorio per gli edifici pubblici, e i dati, raggruppati in pochi indici, resi noti e visibili, presso gli stessi uffici, con finalità educative, sia agli impiegati che all’utenza. Per quanto riguarda gli edifici privati i dati rilevati dovranno da un lato incidere sulle tasse e i tributi posti dall’Amministrazione pubblica, e dall’altro lato comparire sulla carta d’identità dell’edificio che ne qualifica il valore commerciale.

Simona Merisi (AVS)

L’Europa dovrebbe adottare norme per democratizzare l’energia, attraverso il supporto alle comunità energetiche per produrre e scambiare energia rinnovabile.

Eleonora Evi (PD)

L’energia migliore è quella che non consumiamo, il principio “energy efficiency first” deve guidare ogni scelta politica.

Manola Di Pasquale (PD)

Occorre finanziare forme di ricerca finalizzate alla ricerca di materiali, impianti, modalità di progettazione anche in collaborazione tra Stati membri.

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