Energy Renovation: 
The Trump Card for the New Start for Europe

JRCLo studio, di cui si riporta l’executive summary tradotto in italiano (Riqualificazione energetica: la carta vincente per la ripresa dell’Europa), é stato redatto dal JRC e pubblicato ad inizio 2015.

La riqualificazione energetica degli edifici esistenti è un’opzione “win-win” per l’economia dell’Unione Europea. Nel 2011, oltre 11 milioni di persone erano impiegate nel settore dell’edilizia – cinque volte più che nel settore della fornitura di energia agli edifici (gas, elettricità e riscaldamento), a parità di valore aggiunto. Il comparto dell’edilizia era inoltre responsabile del 7% del PIL dell’Unione Europea. Poiché la struttura di questo settore varia sensibilmente tra gli Stati Membri, l’impatto della crisi finanziaria ed economica su di esso è stato variegato. Dove la costruzione di nuovi edifici residenziali rappresenta il valore economico maggiore di questo settore, è stato perso sino al 60% dei posti di lavoro dall’inizio della crisi. Diversamente, negli Stati Membri in cui il settore è più bilanciato tra costruzione di nuovi edifici e riqualificazione dell’esistente, l’impatto è stato più limitato. Ciò vale in particolare per quegli Stati Membri le cui misure per la ripresa hanno posto tra le priorità il settore dell’edilizia.

L’edilizia specializzata, che include le attività di ristrutturazione e riqualificazione energetica, impiega due terzi della forza lavoro all’interno del settore dell’edilizia inteso in senso più generale. I dati economici disponibili non ci consentono di stimare quale parte di questa percentuale sia direttamente collegata alla riqualificazione energetica, tuttavia la natura della catena del valore di questo settore indica che i settori chimico, siderurgico e manifatturiero e le attività professionali, tecniche e scientifiche traggano grande beneficio dell’edilizia specializzata. Questi settori, infatti, nel 2011 hanno contribuito per oltre il 50% al valore del comparto edile. Le piccole e medie imprese (PMI) costituiscono la spina dorsale del settore dell’edilizia specializzata, legata alla ristrutturazione degli edifici. La riqualificazione energetica degli edifici esistenti dovrebbe quindi accrescere significativamente il contributo delle PMI all’economia dell’Unione Europea, in particolare dove la forza lavoro ha competenze aggiornate.

Lo stock edilizio è il maggior consumatore di energia in Europa. Nel 2012 gli edifici sono stati responsabili del 40% del consumo energetico e del 38% delle emissioni di CO2 dell’Unione Europea. Nonostante le politiche di efficienza energetica abbiano ridotto il consumo di energia finale da parte degli edifici residenziali del 2,5% dal 2007, il consumo di energia pro capite è cresciuto, a causa di abitazioni sempre più grandi e nuclei familiari sempre più piccoli. Il riscaldamento è la principale fonte di consumo negli edifici residenziali della maggior parte dei paesi dell’Unione Europea; nel 2012 il 43% del fabbisogno energetico per il riscaldamento è stato coperto con il gas naturale. Per ridurre il fabbisogno energetico per il riscaldamento e il suo impatto sul clima in Europa, gli edifici devono essere isolati, i sistemi di riscaldamento devono essere sostituiti con tecnologie più efficienti e, ove possibile, devono essere sviluppate soluzioni per lo sfruttamento delle energie rinnovabili.

La riqualificazione energetica degli edifici esistenti contribuisce a ridurre l’importazione di energia, il cui valore, nel biennio 2013-2014 è stato pari a 2,5 volte il saldo della bilancia commerciale dell’Unione Europea. Lo stock edilizio è responsabile del 35% delle importazioni di gas naturale e del 68% del consumo totale di gas dell’Unione Europea. La riqualificazione energetica degli edifici esistenti limiterebbe la dipendenza degli edifici (in particolare di quelli residenziali) dall’importazione di gas naturale e dal conseguente rischio di interruzioni nella fornitura. Ciò libererebbe risorse finanziarie, attualmente impegnate per l’importazione di gas, a favore di altri investimenti con obiettivo la crescita, l’innovazione e l’occupazione in Europa. Ciò è particolarmente vero per gli Stati membri dell’Est Europa e dell’area Baltica, che hanno un PIL pro capite al di sotto della media europea e che sono maggiormente esposti all’interruzione dell’importazione di gas dalla Russia.

I cittadini europei più vulnerabili sono i più colpiti dall’inefficienza energetica dello stock edilizio e dall’aumento dei prezzi dell’energia. Un numero sempre maggior di cittadini europei deve fronteggiare la fuel poverty e fatica a pagare le bollette energetiche. Nel 2012, l’11% della popolazione europea non era in grado di mantenere la propria abitazione adeguatamente calda durante l’inverno e il 19% ha vissuto in appartamenti non adeguatamente freschi durante l’estate. Ciò vale in particolare per gli Stati membri il cui PIL è inferiore rispetto alla media europea, nei quali più del 30% della popolazione è in condizioni di fuel poverty.

Per migliorare la qualità della vita dei cittadini di tutta l’Europa, sono necessari piani di riqualificazione energetica a scala regionale. Il 20% delle famiglie a basso reddito vive nelle aree rurali degli Stati membri il cui PIL è inferiore alla media europea. Inoltre, questi sono gli Stati con la maggiore percentuale di proprietari occupanti (esempio: 97% in Romania). In qualche caso, le spese energetiche arrivano al 20% del bilancio famigliare.

Un piano europeo di riqualificazione energetica è dunque necessario per eliminare l’inefficienza dallo stock edilizio europeo e, al tempo stesso, assicurare una ripresa sostenibile del settore delle costruzioni. Un simile piano dovrebbe integrare gli esistenti programmi europei per la crescita ed il lavoro, clima ed energia, ma anche quelli relativi alle politiche di coesione (Figura ES1). In ogni caso, è necessario che le soluzioni proposte siano effettivamente realizzabili, dal punto di vista sia tecnico, sia economico.

Figura ES1: la riqualificazione energetica coinvolge differenti programmi e legislazioni: crescita e lavoro, energia e clima, politiche di coesione, ecc. [fonte: adattamento degli autori da ‘Modernising Building Energy Codes to secure our global energy future’ – http://www.iea.org/publications/freepublications/publication/PolicyPathwaysModernisingBuildingEnergyCodes.pdf

Un piano europeo di riqualificazione energetica richiede una struttura governativa chiara, coerente e decentralizzata, con ben definite responsabilità. Un promotore per la riqualificazione energetica è necessario per individuare gli edifici sui quali intervenire per primi e monitorarne i progressi. L’individuazione dovrebbe essere basata sugli obiettivi europei al 2020 in termini di energia, crescita, lavoro e politiche di coesione, lotta ai cambiamenti climatici. I dati in possesso delle utility dovrebbero essere resi pubblici ed i costi degli interventi di riqualificazione dovrebbero diventare più trasparenti grazie all’utilizzo di portali open-source accessibili da tutti gli attori del mercato. Devono anche essere sviluppate modalità per aggregare tra di loro edifici da rinnovare e per creare gruppi di società accreditate per la riqualificazione energetica.

E’ necessario che il piano europeo di riqualificazione preveda anche di raccogliere risorse al fine della condivisione del rischio, grazie all’utilizzo dei fondi europei per la coesione ed altri fondi nazionali esistenti. E’ infatti necessario ridurre la percezione del rischio per chi vuole investire in efficienza energetica ma non ha tutte le necessarie risorse economiche per farlo. Tale strumento può essere accompagnato (in modo da massimizzarne l’efficacia) dalla scelta di diminuire le risorse destinate ai sussidi ed aumentare quelle destinate ai prestiti agevolati, in modo da unire fondi pubblici e privati a favore delle PMI che operano nella riqualificazione energetica (Figura ES2). L’azione combinata del promotore per la riqualificazione energetica e del fondo per la condivisione dei rischi finanziari permetteranno la creazione di un mercato europeo della riqualificazione energetica sostenibile anche in assenza di sovvenzioni.

Figura ES2: Proposta per la struttura di governo del Piano Europeo di Riqualificazione energetica. Una chiara, coerente, de-centralizzata struttura governativa è necessaria per redigere, finanziare e monitorare il Piano Europeo di Riqualificazione [fonte: adattamento degli autori da “Innovative market framework to enable deep renovation of existing buildings in IEA countries’ – http://www.iepec.org/conf-docs/conf-by-year/2013-Chicago/061a.pdf#page=1 ]

La riqualificazione energetica stimolerà una nuova generazione di innovazioni tecnologiche. Per ridurre il costo delle riqualificazioni profonde, è necessario sviluppare appositi kit tecnologici, a seconda del periodo di costruzione, zona climatica e tipologia dell’edificio: un mix di materiali isolanti, componenti modulari “plug and play” e sistemi pienamente integrati con avanzate tecniche di rilievo tridimensionali. Infine, la trasformazione dello stock edilizio europeo da energivoro a produttore di energia richiede nuove tecnologie per permettere una interazione energetica tra i diversi edifici e tra questi e le reti energetiche.

Scarica lo studio completo (in inglese)

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